La laurea della terzogenita del premier ha reso pubblico al mondo alcune delle cose che tocca a noi studenti di quella università subire il giorno della nostra laurea:
- indossare una toga, con annesso tocco, unisex e unitaglia (della serie che ad alcuni neanche arriva alle ginocchia, ad altri sfiora il pavimento), utilizzata da chissà quanti (e quali) studenti, per tutto il tempo che i professori impiegano per decidere i voti (tempo che, ovviamente, sembra infinito), più proclamazione

- stare in piedi, immobili come statuine, in ordine scalare di altezza, il tempo della proclamazione tua e di chi si laurea con te, con il sorriso da mezzo ebete stampato sul viso quando ti consegnano il "ricordino" (orologio da polso con marchio dell'università) cercando di stringere la mano a chi è di fronte e contemporaneamente sorridere alla fotocamera della coppia di fotografi ufficiali (immensamente rompiscatole)
- fare il lancio del tocco, americanata che più americanata non si può, senza poterlo lanciare contro qualche professore o, ancora meglio, contro i fotografi ufficiali prima citati (che, giusto per dilungare all'infinito la cerimonia, impiegano ore a disporre professori e laureandi, poi tentano ogni volta di creare il coro da stadio Ooooooooooooooohhhhhhh e non si può andare avanti se non sono soddisfatti)
L'unica cosa che è risparmiata a noi semplici studenti umani è il discorso del rettore, che per quanto è ancora capace di dire cose intelligenti tra le mille bischerate (vedi ultima parte dell'intervista sul Corriere della Sera La scienza non la ferma nessuno, nemmeno la Chiesa) è notoriamente prolisso e non certo velocissimo.
Giusto per essere chiari, non ho "goduto" della visione di questa laurea visto che oggi ero a casa (e comunque mi sarei ben vista dal seguirla anche se fossi stata lì), ma ovviamente internet a sopperito.