9 luglio 2010

Tonic - Citazione

So if you can't find love
Or you can't be loved
Maybe you should go back
To where you thought it left you

8 luglio 2010

Sono un'altalena

Sono una persona lunatica, questo è un dato di fatto. La velocità con cui il mio umore cambia drasticamente all'accadere di un nonnulla intimidisce anche una Bugatti Veyron e ieri ho dato il massimo di me: sono passata da scazzata a serena a nuovamente scazzata (come prima, più di prima) nell'arco di tempo di un caffé al bar. Ieri sera ponderavo che forse sarebbe meglio se mi stacco un po' da Tò e Vì, giusto per non mandare a farsi benedire l'amicizia, giusto perché sono insopportabile in quei momenti, chiusa in uno sguardo perso e nel silenzio più ermetico, con un'espressione che segnala, stile insegne a Las Vegas, State lontani. Loro non dicono niente ma è proprio questo silenzio che mi rende idea di quanto non sia facile avere a che fare con me in quei momenti. Poi tendo a diventare velenosa nei pensieri che, fortunatamente, tengo per me.

Già, tutto questo durante solo un caffé ma in quel bar. Sono un'altalena e qualche sorta di casualità bastarda vuole che il mio cervello si immerga nei più speranzosi e disastrosi trip mentali proprio quando preparo gli esami. Penso, spero, sogno e perdo tempo. Di conseguenza mi incazzo, provo a reagire e, inevitabilmente, mi scazzo. Alla faccia della studentessa modello che alcuni credono che io sia.

4 luglio 2010

Corde del cervello

Ci sono persone che pizzicano le corde del tuo cervello al primo sguardo, non serve conoscerle sai già che è così. Va al di là del "semplice" meccanismo che ti porta a dire Mi piace, è un'attrazione cerebrale che non puoi contrastare ma che allo stesso tempo ti tiene lontana da ciò che la scaturisce, come a dirti Adesso non puoi ma prima o poi qualcosa accadrà.

Non riesco a dare le parole corrette a questi pensieri, me ne rendo conto. Vorrei farmi capire.

I Contro

Nonostante venerdì la gonna è stata la migliore scelta per sopravvivere al caldo, ieri sono ritornata al bermuda style dopo la piccola "disavventura" avuta la sera: mentre aspettavamo i nostri amici ritardatari (ben un'ora di ritardo) sono stata oggetto di pressanti attenzioni da parte di quei fastidiosi esseri viventi dal nome zanzare. Adesso, le punture alle braccia le sopporto, alle gambe già un po' meno, ma sul fondoschiena no, vi prego!

3 luglio 2010

Just for one moment, I thought he's worth it

C'è stato un momento in cui parlavamo di noi come se niente fosse, come se fossimo da soli lì, come se l'imbarazzo non esistesse, senza prenderci in giro, senza scherzare, usando quel filo di voce sufficiente a farci sentire. C'è stato un momento in cui quel bar sembrava vuoto e gli sguardi altrui inesistenti. C'è stato un momento in cui ho pensato Ne varrebbe la pena. Poi quel momento è finito.

2 luglio 2010

E gonna fu

La calura ha prevalso, così stamane la scelta è caduta sulla gonna: la temperatura odierna rendeva insopportabile anche il bermuda-style che ho solitamente. In realtà si tratta di una minigonna di jeans, se non fosse che tendo a portarla così a vita bassa che copre le gambe più di quanto si pensi.
Comunque sia, l'effetto della gonna si è visto sin da subito in giro: l'autobus che prendo giornalmente per arrivare alla stazione metro di Lambrate è infatti rimasto bloccato, insieme ad altri, in un traffico uscito fuori dal nulla (i commenti di colleghe e colleghi li lascio da parte). Inoltre:
- l'Olanda ha battuto il Brasile (con mio sommo piacere), altra cosa che sembrava impossibile (quasi quanto vedere io con indosso una gonna). Ma mai disperare, la vita riserva sempre delle sorprese.
- Ghedini ha parlato a sproposito delle parole del presidente Napolitano. Mmm...oddio questa è cosa normale. Con lui l'effetto gonna non c'è stato.

Battuta a parte, non ho scritto niente sulla legge-bavaglio non per disinteresse quanto per mancanza di neuroni connessi tra di loro: non tutto può essere scritto cazzeggiando e io, ultimamente, di testa ne ho veramente poca.

Gonna sì gonna no

In quasi 5 anni ho indossato la gonna per andare in università solo 3 volte e in un caso era in occasione della laurea di alcuni colleghi. Questo giusto per rendere l'idea di quanto poco andiamo d'accordo io e le gonne.

Questo fino ad oggi... Vista la calura ai limiti del sopportabile, mi sa proprio che domani sarà la quarta volta.
So che può non sembrare bello dirlo, ma in questi casi ogni presa d'aria in più da sollievo.

29 giugno 2010

Parole delle 3e24

Non mi è mai piaciuto il Grande fratello. Non sono stata mai una VIPs-dipendente. Eppure pensare che Pietro Taricone sia morto (almeno questo segna Wikipedia) mi lascia un po' così e non tanto per il personaggio quanto perché ha soli 35 anni e ha una figlia. E' vero, come tanti altri, operai, soldati, gente comune.

Famosi o no conta poco, sono morti che, ora come ora, mi lasciano un momento senza fiato.

Switch on switch off

Alcuni giorni ti connetti con il mondo in modo discontinuo, un po' ci sei, un po' no. Fondamentalmente vai avanti grazie al cervelletto che ti permette di fare tutto ciò per cui non ti serve il supporto della corteccia cerebrale: preparare le slide per il lab meeting; mangiare; camminare; in alcuni momenti anche ascoltare e rispondere.

Oggi facevo un po' a cazzotti con la realtà ma non per un motivo particolare, semplicemente non riuscivo a starci dentro e ogni spunto era buono per evadere. Non pensavo neanche, è da un po' che non ho voglia di affrontare i miei pensieri, temo quello che penserei di me stessa, sapendo che tra mezzo pieno e mezzo vuoto prevale quest'ultimo. Ho paura di scoprirmi in ritardo rispetto alle mie idee, ai miei sogni.
E' un fatto di tempistica. Un frutto colto troppo presto o troppo tardi potrà avere aspetto, sapore e odore diverso ma in entrambi i casi il finale è lo stesso: non lo puoi mangiare. Io vado a burst: tanto insieme per breve tempo. Altalenante, costanza ridotta all'osso. Ci provo ma non trovo il quid che mi cambi ed essere consapevole che così non vado avanti a lungo non aiuta. E' come quando sbaglio le prese a judo: mi rendo conto razionalmente dell'errore, sono la prima a farlo notare ma comunque non riesco a evitarlo. Oppure come quando razionalmente so che sto per dire una cazzata quando non dovrei, eppure lo faccio. Sembra che quella parte di cervello di disconnettesse nel momento in cui serve.
Voglio tagliare via un po' di me, tagliare via quello che mi tiene qui, che mi fa gongolare in cose inesistenti, che mi mangia il tempo, che non mi fa dare il massimo. Ma se ogni volta che me lo ripropongo (costantemente) non sono capace di farlo significa che mi manca qualcosa. E la possibilità che non sia possibile cambiare non è contemplata.

28 giugno 2010

Momenti

Ci sono momenti in cui la mia solitudine scricchiola e i pensieri vanno oltre l'immagine che ho creato. Ci sono momenti in cui vorrei fare un passo indietro o forse due avanti, cambiare direzione e vedere come va. Ci sono momenti in cui mi mancano quelle piccole sensazioni, quelle che credevo di rubare al mondo se mi diceva di no. Ci sono momenti in cui non vorrei fermarmi a osservare da fuori, ma essere parte senza preoccuparmi. Ci sono momenti in cui un sorriso cambia la storia, una parola forse la vita. Ci sono momenti in cui sento di avere degli occhi diversi, ma non c'è niente di diverso da vedere se non la mia stanza e nessuno a dirmi che sono diversi.

27 giugno 2010

Jovanotti - Citazione

Da oggi devi stare attenta a tutta questa gente che ti riempie la testa di cose di facce e di miti che non potrai veramente sapere a che cosa sono serviti

Henny Youngman - Citazione

If you're going to do something tonight that you'll be sorry for tomorrow morning, sleep late.

25 giugno 2010

Piccole modifiche

Ho creato questo blog poco più di due anni fa ed una delle prime cose che ho scelto è stata la foto del titolo: l'avevo fatta giusto un paio di mesi prima da una posizione non esattamente comoda. Il soggetto è stato davanti ai miei occhi ogni giorno per 13 anni e lo è tuttora quando torno a Cosenza, ma nella foto un po' mossa e sovraesposta mi sembra un posto diverso. Nella mia mente poco lineare quella foto possedeva e possiede il senso che io ho dato a questo blog: fuori dal "solito" campo visivo, al di là del "solito" modo di vedere. Specialmente del mio "solito" modo di vedere.
L'idea di inserire la foto della rosa gironzolava nella mia testa già da un po' di giorni. Lo ho fatto solo ora perché inizialmente avevo programmato cambiamenti più drastici in tutto il blog. Il colore dello sfondo però mi ha bloccato: per quanto questo blu non si fonde perfettamente con la foto, non ho trovato niente di convincente. Per di più non conosco il linguaggio HTML e questo mi obbliga a fermarmi a cose decisamente elementari.
So di essere un po' strana, ma questo bocciolo sembra osservarmi dall'interno dello schermo. E' uno dei motivi per cui mi piace molto questa foto. Un altro punto di vista.

24 giugno 2010

Vuoto

Sono abituata a ostentare tranquillità e indifferenza, far finta di niente quando potrei essere notata da altri. Da una parte è "comodo" essere glaciali, mostrare che tutto scivola via; può sembrare assurdo dirlo, ma è "comodo" perché tiene a distanza le persone, si crea una sorta di barriera trasparente tra te e il resto del mondo.

Al funerale di mia nonna ero subito dietro il carro funebre, l'unica accanto a mio padre. Guardavo avanti o mio padre, intorno a me c'era metà paese ma ho fatto finta che non esistesse, ho fatto finta di non sentire gli sguardi e il vociare. Mai un passo meno fermo, mai tirar su con il naso, mai cercare appoggio. Stringevo ogni tanto il braccio intorno a mio padre per dirgli che c'ero, prima dell'inizio della processione ho fatto lo stesso con mia madre. In chiesa mi sono seduta in prima fila, accanto mio padre: non mi piaceva come posizione ma sentivo una sorta di senso del dovere che mi "imponeva" di non lasciarlo da. Non credo di aver mai abbassato lo sguardo durante la messa, tranne quando lo richiedeva il cerimoniale. Se sentivo che la situazione potesse sfuggirmi facevo respiri profondi e lenti.
In un paese meridionale certe cerimonie sono ancora più lunghe, tanti convenevoli, troppa ipocrisia, poche le parole e gli sguardi sinceri, specie se non sei di lì e vieni considerato un intruso. Io ho ostentato una tranquillità quasi inumana perché questo è il mio modo di vivere le situazioni. So che questo era ciò che percepiva chi mi stava intorno, so che più di una persona ha commentato questo atteggiamento ma non mi interessa.
A più di un mese di distanza dentro di me c'è ancora il vuoto e non so quando passerà, non me lo chiedo. Basta che riesco a controllarlo.

20 giugno 2010

Cotta


No, non mi riferisco alla situazione sentimentale. L'ultima cotta che ho preso risale a dicembre e, visto come è finita (se così si può definire) per ora mi basta.
Lo sono mentalmente, nel senso di avere il cervello con la consistenza di una pera cotta. Ho completamente perso la cognizione del tempo, non ho fatto un bippero di quello che dovevo fare e ho appena fatto una emerita figura di m. a una gelateria vicino casa: sono uscita convinta di aver preso i soldi per un cono per poi ritro
varmi lì che non li avevo. E' vero che ho trascorso la notte viaggiando da un capo all'altro dell'Italia ma non mi aspettavo di esser così messa male.
Comunque sia, il mio vicino di questa traversata italica è stato un uomo, Ricky. Non riesco ben a definire che età abbia, credo intorno a 35, forse qualcosa in più. Non riesco neanche bene a dire se sia etero o meno, aveva atteggiamenti borderline. Abbiamo chiacchierato per buona parte del viaggio, per lo più di biotecnologie e di come io abbia il linguaggio (e la testa) tarato dai miei studi. E' una di quelle persone con cui è piacevole conversare perché è (o sembra) curioso di quello che non conosce. Ha detto che mi porterà a vedere un po' di cose che in questi anni non ho potuto visitare, appena ci sarà un po' di bel tempo. Sono curiosa.

Aspettando che si faccia sentire, un po' di cielo di Calabria.