Quando batte un po' di sole dove ci contavi un po'
e la vita è un po' più forte del tuo dirle "ancora no".
13 dicembre 2009
11 dicembre 2009
Appena sveglia
Stamattina mi sono svegliata con gli occhi posticci e senza la forza necessaria per alzarmi dal letto. Non ricordo cosa ho sognato, ma di sicuro ho pianto.
10 dicembre 2009
Neve ad Agosto
Parlando su MSN può capitare di discorrere su un po' tutto, passando da un punto all'altro, da me a te, senza neanche farci troppo caso, senza darci troppo peso. Certo è normale chiedersi Perché ne parli con me? ma già normalmente ci facciamo troppe domande. Bersani cantava
Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate.
Così ho iniziato a parlare con una ragazza conosciuta solo pochi giorni fa e vista per poche ore, ma è la migliore amica di Noise e questo mi basta. In realtà non mi basta, in realtà nelle poche ore ho avuto la possibilità di verificare le mie sensazioni a pelle, quelle che ti rimangono attaccate sempre e comunque, per quanto il tempo passa. A pelle mi fido, anche se la mia fiducia è sempre condizionata, ma fido. Lei si fida di me, anche nel suo caso credo sia una fiducia a condizioni, ma si fida. In fondo perché domandarsi più del dovuto, ora come ora?
Mi ha definito una personalità evitante. Detta in breve, la persona che butta il sasso e nasconde la mano. Detto in modo più esteso, la persona sembra essere molto autonoma ed indipendente ma che magari ha difficoltà a gestire le persone di riferimento cercando di dimostrare la propria autosufficienza affettiva tentando di inibire i propri bisogni psicologici. Non a caso questa ragazza, Aleph, studia psicologia. Personalmente non amo gli psicologi (nel senso, quelli da cui vai appositamente a farti analizzare, senza offesa alla categoria, è un fatto a pelle), sono abbastanza gelosa dei miei pensieri e l'idea che qualcuno prenda più di quello che do non mi piace. Ma ogni cosa ha le sue eccezioni e sentire quello che Aleph pensa di me mi fa capire, più o meno, cosa trasmetto alle persone e mi aiuta a capire un po' me stessa. Quello che lei ha detto non è sbagliato, effettivamente parte della mia personalità è quella descritta, magari una parte anche abbastanza grossa. Ma io ho una visione delle persone, della loro personalità, come il riflesso di uno specchio dopo che è stato colpito da un sasso, tanti diversi se stessi, quali più piccoli, quali più grandi.
Abbiamo chiacchierato, in totale, per quasi 3 ore affrontando vari punti, parlando un po' di lei, un po' di me, parlando dei miei non-legami, del controllo razionale di me stessa, a volte anche estremo. La conversazione si è chiusa con il suo consiglio Devi ascoltare i tuoi desideri. Già. Il mio desiderio attuale (e per attuale intendo gli ultimi 4 anni almeno) è quello di essere sconvolta, stravolta fino all'ultima cellula, l'ultima molecola che mi compone. Ma chiedere questo alla mia razionalità è come chiedere la neve ad Agosto.
Excursus. Sono stata a Francoforte per il ponte lungo, con un po' di calma vedrò di parlare anche di questo, nel frattempo lascio la foto fatta ad una bancarella dei mercatini di Natale.
Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate.
Così ho iniziato a parlare con una ragazza conosciuta solo pochi giorni fa e vista per poche ore, ma è la migliore amica di Noise e questo mi basta. In realtà non mi basta, in realtà nelle poche ore ho avuto la possibilità di verificare le mie sensazioni a pelle, quelle che ti rimangono attaccate sempre e comunque, per quanto il tempo passa. A pelle mi fido, anche se la mia fiducia è sempre condizionata, ma fido. Lei si fida di me, anche nel suo caso credo sia una fiducia a condizioni, ma si fida. In fondo perché domandarsi più del dovuto, ora come ora?
Mi ha definito una personalità evitante. Detta in breve, la persona che butta il sasso e nasconde la mano. Detto in modo più esteso, la persona sembra essere molto autonoma ed indipendente ma che magari ha difficoltà a gestire le persone di riferimento cercando di dimostrare la propria autosufficienza affettiva tentando di inibire i propri bisogni psicologici. Non a caso questa ragazza, Aleph, studia psicologia. Personalmente non amo gli psicologi (nel senso, quelli da cui vai appositamente a farti analizzare, senza offesa alla categoria, è un fatto a pelle), sono abbastanza gelosa dei miei pensieri e l'idea che qualcuno prenda più di quello che do non mi piace. Ma ogni cosa ha le sue eccezioni e sentire quello che Aleph pensa di me mi fa capire, più o meno, cosa trasmetto alle persone e mi aiuta a capire un po' me stessa. Quello che lei ha detto non è sbagliato, effettivamente parte della mia personalità è quella descritta, magari una parte anche abbastanza grossa. Ma io ho una visione delle persone, della loro personalità, come il riflesso di uno specchio dopo che è stato colpito da un sasso, tanti diversi se stessi, quali più piccoli, quali più grandi.
Abbiamo chiacchierato, in totale, per quasi 3 ore affrontando vari punti, parlando un po' di lei, un po' di me, parlando dei miei non-legami, del controllo razionale di me stessa, a volte anche estremo. La conversazione si è chiusa con il suo consiglio Devi ascoltare i tuoi desideri. Già. Il mio desiderio attuale (e per attuale intendo gli ultimi 4 anni almeno) è quello di essere sconvolta, stravolta fino all'ultima cellula, l'ultima molecola che mi compone. Ma chiedere questo alla mia razionalità è come chiedere la neve ad Agosto.
Excursus. Sono stata a Francoforte per il ponte lungo, con un po' di calma vedrò di parlare anche di questo, nel frattempo lascio la foto fatta ad una bancarella dei mercatini di Natale.
3 dicembre 2009
Confronti e pensieri a ruota libera
Io non ho mai visto abbastanza film, è qualcosa di cui ho realizzato il significato una volta che mi sono trasferita a 1000km da casa, da quello che allora chiamavo casa. A contatto con persone completamente diverse da me, con in comune solo il fatto di aver scelto quella facoltà, nel bene e nel male, mi ha dato la possibilità di confrontarmi con un ambiente realmente diverso rispetto a quello in cui ero vissuta per 18 anni. Una possibilità che non ho mai sfruttato a pieno, anzi di cui ho sfruttato solo un millesimo. In questa minima parte c'è stato il confronto con miei coetanei decisamente più appassionati di cinema di me (il che, di per se, non ci voleva molto), decisamente con maggiori conoscenze, tali da farmi sentire realmente "ignorante". Se per il libri ancora ancora riuscivo a cavarmela, i film decisamente erano (e rimangono) una lacuna. In questi 4 anni passati a Milano ho cercato un po' di recuperare grazie sia ai film gentilmente "prestati" dai miei colleghi, sia ai Bellissimi di Rete 4 (canale praticamente inguardabile, film di seconda serata a parte), sia allo streaming online. In realtà non ho recuperato granché, però un po' meno ignorante di prima lo sono. Stasera è toccato a un film del 2003, Big Fish di TimBurton. E' un film strano, non scontato, da vedere.
Come detto, non ho mai realmente approfittato del fatto di potermi confrontare con i miei colleghi di questi 4 anni di università. In questo tempo sono stata più che altro una realtà a se stante, a volte volente altre nolente. Certo io ci ho sempre messo del mio in questa situazione, tanto per dare un'idea, sono partita da Cosenza con il pensiero ben fisso in testa di non avere amicizie qui a Milano. Non so bene come spiegare questa mia convinzione, non riesco a farlo senza dover aprire un numero cospicuo di ricordi e pensieri annessi, cosa che ora non è il caso di fare. Comunque tutto è andato bene, nella media di alti e bassi, fino alla fine del terzo anno. Poi il mondo decide di scuotersi un po' di più, quel tanto che basta per cambiare un paio di carte in tavola, il numero sufficiente a stravolgere tutto, ma non subito, con una lentezza quasi sadica.
Alla fine del quarto anno ho deciso che questa volta dovevo essere io a decidere i cambiamenti da fare...e io volevo cambiare tutto il cambiabile. Così sono state spazzate via un po' di cose che hanno caratterizzato la mia vita qui:
- le lezioni in università (ma questo non per scelta mia, l'ultimo anno è solo di tesi [per mia immensa gioia])
- la Smemo che compravo puntualmente prima di ogni anno
- la pallanuoto con gli allenamenti serali, la doccia nello spogliatoio, la partita la domenica
- la Chiesa con i suoi appuntamenti fissi, le sue regole, le cose che non ho mai compreso e nessuno mi ha mai spiegato (probabilmente perché una spiegazione non me la possono dare)
- le persone con cui esco, tra nuove persone incontrate e persone riscoperte, per cui a loro volta nuove
- i posti che frequento, soprattutto alla perenne ricerca di un posto diverso, possibilmente fornito di buona birra
- i viaggi, prima concentrati tra Cosenza (il 99,9%) e Padova (il restante o,o1%) fatta eccezione per le due volte che sono stata da Tere e le altrettante volte che sono stata a Roma, ora dispersi un po' ovunque (soldi permettendo...)
- le abitudini, quasi tutte diverse
Sì, ho deciso di fare un po' di piazza pulita, di fare un po' di spazio o, forse, di darmi un po' di spazio. Non so bene cosa ne uscirà da tutto ciò, ma detto fra noi, non è un punto che mi interessa. Anche se ieri sera, tornando da casa di Tonia, ragionavo sul perché, dopo 4 anni, io abbia scelto di parlare con lei pur conoscendomi. La mia parte razionale e "calcolatrice" (so che è una parola brutta, ma mi serve per rendere l'idea di come niente il mio raziocino approvi senza prima aver valutato pro e contro) non se lo riesce ancora a spiegare, di conseguenza neanche io me lo spiego.
Anche per spiegare il pur conoscendomi dovrei riaprire un po' troppi capitoli per l'orario che si è fatto. Detto in breve, la mia dipartita da Cosenza mi ha lasciato un vuoto, molto più grande di quello che mi aspettavo, tale da portarmi a voler essere senza legami in una nuova città non mia, così da lasciarla libera come al mio arrivo (perché, come sapevo che sarei andata via da Cosenza, so che andrò via da Milano). Alle porte di questo ultimo anno mi sono posta la domanda "Ma cosa ho lasciato di mio qua? io vado via, ma una mia traccia è rimasta?", la risposta è stata "Probabilmente no e, anche se è rimasta, andrà via con la prima pioggia di ricordi". Non è stato piacevole pensarlo, ma effettivamente sono stata per buona parte del tempo, un pezzo intercambiabile, di quelli che il più fanno numero. E non era esattamente questa l'università che sognavo tra i banchi di scuola, quella che ti fa venir voglia di crescere velocemente e buttarti in una nuova avventura. Forse c'era qualcosa da cambiare e alla fine, chi non risica non rosica.
Come detto, non ho mai realmente approfittato del fatto di potermi confrontare con i miei colleghi di questi 4 anni di università. In questo tempo sono stata più che altro una realtà a se stante, a volte volente altre nolente. Certo io ci ho sempre messo del mio in questa situazione, tanto per dare un'idea, sono partita da Cosenza con il pensiero ben fisso in testa di non avere amicizie qui a Milano. Non so bene come spiegare questa mia convinzione, non riesco a farlo senza dover aprire un numero cospicuo di ricordi e pensieri annessi, cosa che ora non è il caso di fare. Comunque tutto è andato bene, nella media di alti e bassi, fino alla fine del terzo anno. Poi il mondo decide di scuotersi un po' di più, quel tanto che basta per cambiare un paio di carte in tavola, il numero sufficiente a stravolgere tutto, ma non subito, con una lentezza quasi sadica.
Alla fine del quarto anno ho deciso che questa volta dovevo essere io a decidere i cambiamenti da fare...e io volevo cambiare tutto il cambiabile. Così sono state spazzate via un po' di cose che hanno caratterizzato la mia vita qui:
- le lezioni in università (ma questo non per scelta mia, l'ultimo anno è solo di tesi [per mia immensa gioia])
- la Smemo che compravo puntualmente prima di ogni anno
- la pallanuoto con gli allenamenti serali, la doccia nello spogliatoio, la partita la domenica
- la Chiesa con i suoi appuntamenti fissi, le sue regole, le cose che non ho mai compreso e nessuno mi ha mai spiegato (probabilmente perché una spiegazione non me la possono dare)
- le persone con cui esco, tra nuove persone incontrate e persone riscoperte, per cui a loro volta nuove
- i posti che frequento, soprattutto alla perenne ricerca di un posto diverso, possibilmente fornito di buona birra
- i viaggi, prima concentrati tra Cosenza (il 99,9%) e Padova (il restante o,o1%) fatta eccezione per le due volte che sono stata da Tere e le altrettante volte che sono stata a Roma, ora dispersi un po' ovunque (soldi permettendo...)
- le abitudini, quasi tutte diverse
Sì, ho deciso di fare un po' di piazza pulita, di fare un po' di spazio o, forse, di darmi un po' di spazio. Non so bene cosa ne uscirà da tutto ciò, ma detto fra noi, non è un punto che mi interessa. Anche se ieri sera, tornando da casa di Tonia, ragionavo sul perché, dopo 4 anni, io abbia scelto di parlare con lei pur conoscendomi. La mia parte razionale e "calcolatrice" (so che è una parola brutta, ma mi serve per rendere l'idea di come niente il mio raziocino approvi senza prima aver valutato pro e contro) non se lo riesce ancora a spiegare, di conseguenza neanche io me lo spiego.
Anche per spiegare il pur conoscendomi dovrei riaprire un po' troppi capitoli per l'orario che si è fatto. Detto in breve, la mia dipartita da Cosenza mi ha lasciato un vuoto, molto più grande di quello che mi aspettavo, tale da portarmi a voler essere senza legami in una nuova città non mia, così da lasciarla libera come al mio arrivo (perché, come sapevo che sarei andata via da Cosenza, so che andrò via da Milano). Alle porte di questo ultimo anno mi sono posta la domanda "Ma cosa ho lasciato di mio qua? io vado via, ma una mia traccia è rimasta?", la risposta è stata "Probabilmente no e, anche se è rimasta, andrà via con la prima pioggia di ricordi". Non è stato piacevole pensarlo, ma effettivamente sono stata per buona parte del tempo, un pezzo intercambiabile, di quelli che il più fanno numero. E non era esattamente questa l'università che sognavo tra i banchi di scuola, quella che ti fa venir voglia di crescere velocemente e buttarti in una nuova avventura. Forse c'era qualcosa da cambiare e alla fine, chi non risica non rosica.
2 dicembre 2009
Lovin' Janis' voice
E' una di quelle artiste che o la si ama o la si odia...io la amo, amo quella voce da brividi.
1 dicembre 2009
It's a kind of sclero time
Odio la mia stanza. Anche se non è un vero e proprio odio, più che altro è le sensazioni che mi trasmette da venerdì notte che mi portano o ad avere l'intero apparato digerente ridotto a un nodo margherita o a sclerare senza motivo, da un momento all'altro. Qui la situazione non va per niente bene. Sono 4 notti che vado a letto tra le 3 e le 4 e ieri mattina davanti allo schermo del computer, a guardare immagini prese al microscopio a fluorescenza, contando le cellule positive ad una determinata sostanza [per immagine ci sono circa 200 cellule positive], rincoglionivo più del solito. Intanto sento una pulsione interna che mi spinge ad essere ovunque meno che in questa stanza, ma non posso certo stressare quel paio di amici che abitano qui vicino: pazienti sì, ma non santi.
Si stanno nuovamente avvicinando le 3, meglio obbligarmi ad andare a dormire.
Ps nel cercare un nodo che rendesse l'idea dello stato in cui stanno le mie viscere, ho trovato un qualcosa che mai pensavo potesse esistere Sweet Sugar Meeting, mostra scambio internazionale di bustine di zucchero. Dovete sapere che io non ho mai fatto collezioni "normali", tipo francobolli, numismatica, minerali, etc. Bene, io ho collezionato per un certo numero di anni (tipo 6/7 anni) bustine da zucchero, ma mai avrei pensato che potessero esistere eventi come questo.
Si stanno nuovamente avvicinando le 3, meglio obbligarmi ad andare a dormire.
Ps nel cercare un nodo che rendesse l'idea dello stato in cui stanno le mie viscere, ho trovato un qualcosa che mai pensavo potesse esistere Sweet Sugar Meeting, mostra scambio internazionale di bustine di zucchero. Dovete sapere che io non ho mai fatto collezioni "normali", tipo francobolli, numismatica, minerali, etc. Bene, io ho collezionato per un certo numero di anni (tipo 6/7 anni) bustine da zucchero, ma mai avrei pensato che potessero esistere eventi come questo.
29 novembre 2009
28 novembre 2009
I heard death live
Stanotte ho sentito la morte in diretta ed è stata una delle esperienze peggiori della mia vita.
Massaggi e Point of interest
Voglio imparare a fare i massaggi. Ne che ora non li sappia fare, anzi me la cavo abbastanza bene (almeno a detta di tutti gli amici che li hanno provati) ma faccio quello che mi viene in mente lì per lì, senza uno schema, senza un percorso. Mentre io vorrei poter imparare le tecniche, imparare ad "ascoltare" un corpo con le mani, imparare a sentire i punti di maggiore sensibilità, imparare a rilassare e a dare vitalità allo stesso tempo. E' qualcosa che ho in mente da anni, così tanti che non ricordo quando è nata questa idea. E' qualcosa che mi sento dentro, che mi piace, che non mi stanca. Al momento rimarrà solo l'idea "stramba" di una ragazza ad un anno dalla fine dell'università.
Ora, è forse il caso di aggiornare un po' la mia attuale situazione, visto che è al quanto cambiata già da un bel po' (ma non sono stata mentalmente capace di farlo).
Tra me e Noise si è instaurato uno splendido rapporto di amicizia, una delle amicizie più belle qui a Milano e non solo (lo so, ci sono voluti 4 anni per creare dei legami che si possano chiamare tali, ma sono un diesel, ho bisogno dei miei tempi). In realtà questa amicizia è uscita fuori praticamente subito, ha convissuto per un paio di settimane con altre sensazioni, poi scomparse come erano nate.
Non so bene come spiegare ciò, non credo sia così semplice comprendere come le sensazioni interne a noi stessi possono evolvere in un modo imprevisto o convivere con altre quasi discordanti. Mi rendo conto della poca linearità (cosa che in realtà manca sempre in ciò che mi riguarda) eppure né quello che pensavo in passato né quello che penso ora sono sensazioni "finte". Adesso a Noise voglio un bene dell'anima, prima avevo serie difficoltà a scrutarne gli occhi. Non lo so, questa sono io, perennemente altalenante. Come è stato con Jo, anzi con lui la situazione era ed è ancora più complicata e poco comprensibile.
Ho capito che era cambiata aria quando ho preso una seria botta in fronte (metaforicamente parlando) lungo il corridoio del settore dove si trova il laboratorio in cui sono tesista. Ma di quelle botte che ti lasciano a bocca aperta e ansimante, di quelle che non ti aspetti neanche lontanamente perché il point of interest (noto tra gli addetti come nameless in quanto ignoro il nome) era già lì ma non ci avevi neanche caso. Fino al giorno che non si rimane colpiti e stesi a terra. Non c'è niente di peggio di avere la persona che ti scombussola fino al midollo che lavora a neanche 5 metri (linea d'aria) da dove è la tua postazione, incrociarla ogni due per tre in corridoio, sentendoti puntualmente con un piede in paradiso e con l'altro nell'inferno, e sapere che è out of range, fuori portata massima. Ho sclerato per circa due settimane a livelli impressionanti (con Noise che mi prendeva ampiamente in giro visto che io, da sclerata, sono veramente un caso clinico). Poi, vuoi gli impegni, vuoi che quando mi trovo davanti a un caso perso in partenza cerco prontamente (questa volta decisamente meno del mio solito) di distaccarmi, è riemersa la componente razionale che ha ristabilito una situazione mentale accettabile. Anche se ho riconosciuto dei sintomi a me già noti e non mi fido per niente di questa quiete psichica.
Ora, è forse il caso di aggiornare un po' la mia attuale situazione, visto che è al quanto cambiata già da un bel po' (ma non sono stata mentalmente capace di farlo).
Tra me e Noise si è instaurato uno splendido rapporto di amicizia, una delle amicizie più belle qui a Milano e non solo (lo so, ci sono voluti 4 anni per creare dei legami che si possano chiamare tali, ma sono un diesel, ho bisogno dei miei tempi). In realtà questa amicizia è uscita fuori praticamente subito, ha convissuto per un paio di settimane con altre sensazioni, poi scomparse come erano nate.
Non so bene come spiegare ciò, non credo sia così semplice comprendere come le sensazioni interne a noi stessi possono evolvere in un modo imprevisto o convivere con altre quasi discordanti. Mi rendo conto della poca linearità (cosa che in realtà manca sempre in ciò che mi riguarda) eppure né quello che pensavo in passato né quello che penso ora sono sensazioni "finte". Adesso a Noise voglio un bene dell'anima, prima avevo serie difficoltà a scrutarne gli occhi. Non lo so, questa sono io, perennemente altalenante. Come è stato con Jo, anzi con lui la situazione era ed è ancora più complicata e poco comprensibile.
Ho capito che era cambiata aria quando ho preso una seria botta in fronte (metaforicamente parlando) lungo il corridoio del settore dove si trova il laboratorio in cui sono tesista. Ma di quelle botte che ti lasciano a bocca aperta e ansimante, di quelle che non ti aspetti neanche lontanamente perché il point of interest (noto tra gli addetti come nameless in quanto ignoro il nome) era già lì ma non ci avevi neanche caso. Fino al giorno che non si rimane colpiti e stesi a terra. Non c'è niente di peggio di avere la persona che ti scombussola fino al midollo che lavora a neanche 5 metri (linea d'aria) da dove è la tua postazione, incrociarla ogni due per tre in corridoio, sentendoti puntualmente con un piede in paradiso e con l'altro nell'inferno, e sapere che è out of range, fuori portata massima. Ho sclerato per circa due settimane a livelli impressionanti (con Noise che mi prendeva ampiamente in giro visto che io, da sclerata, sono veramente un caso clinico). Poi, vuoi gli impegni, vuoi che quando mi trovo davanti a un caso perso in partenza cerco prontamente (questa volta decisamente meno del mio solito) di distaccarmi, è riemersa la componente razionale che ha ristabilito una situazione mentale accettabile. Anche se ho riconosciuto dei sintomi a me già noti e non mi fido per niente di questa quiete psichica.
27 novembre 2009
Foto
Sono quasi le 5 e mezza e ho passato tutta la notte a tentar di mettere ordine nell'hard disk delle foto. Ci ho lavorato quasi 4 ore di seguito ma ancora non ho finito. Riordinare le foto rientra tra quelle cose che prima o poi è necessario fare, anche se farlo durante la notte forse non è stato furbo da parte mia. E ora? Ora devo scegliere se mettermi a dormire per appena un'oretta e mezza o tirare fino alle 7. Ho la netta sensazione che questo venerdì sarà massacrante. I miei neuroni, se avessero voce in capitolo, mi manderebbero volentieri a quel paese. Il bello di questa notte è stato il volo che ho fatto tra i ricordi degli ultimi 6 anni. I viaggi nei ricordi, nella mia esperienza, portano più pensieri che serenità. Ma questa volta è stato un percorso abbastanza tranquillo, quasi sempre sorridente.
Le foto qui sotto sono due delle poche che ho fatto al concerto di Gianna Nannini, quello del 15 Novembre, e che ho dimenticato di inserire nel post scritto ad hoc poco tempo fa.
Le foto qui sotto sono due delle poche che ho fatto al concerto di Gianna Nannini, quello del 15 Novembre, e che ho dimenticato di inserire nel post scritto ad hoc poco tempo fa.
26 novembre 2009
Birromane
E' come sono stata definita da un mio amico stasera, dopo esser usciti a bere una birra.
Non so se si possa essere patologicamente dipendenti dalla birra, in particolare weißbier e d'abbazia. Certamente dopo tre giorni di sclero e scazzo, stasera avevo bisogno di una sana, fresca, ambrata Leffe Vieille Cuvée. E' quasi come una boccata di aria fresca quando vado via dalla cappa (mentale e atmosferica) milanese.
Birromane? Forse... XD
Ps Pensiero fuori argomento [della serie non c'entra un bippero]. Dal 19 Novembre non esiste più All Music, convertita in Deejay TV. Non so se è ancora presto per farsi un pensiero, se bisogna ancora aspettare per vedere come si evolverà la programmazione, ma a me manca molto la vecchia All Music, quella di Mono, I love Rock'n'Roll, Code Monkeys, The Oblongs, Sons of Butcher, Pelle,... Oltre alle rotazioni musicali che alla fine non passavano brutta musica. Quello che proprio non riuscivo a seguire, neanche mi se mi sforzavo, era Deejay Chiama Italia. Mi mancheranno un po'.
Non so se si possa essere patologicamente dipendenti dalla birra, in particolare weißbier e d'abbazia. Certamente dopo tre giorni di sclero e scazzo, stasera avevo bisogno di una sana, fresca, ambrata Leffe Vieille Cuvée. E' quasi come una boccata di aria fresca quando vado via dalla cappa (mentale e atmosferica) milanese.
Birromane? Forse... XD
Ps Pensiero fuori argomento [della serie non c'entra un bippero]. Dal 19 Novembre non esiste più All Music, convertita in Deejay TV. Non so se è ancora presto per farsi un pensiero, se bisogna ancora aspettare per vedere come si evolverà la programmazione, ma a me manca molto la vecchia All Music, quella di Mono, I love Rock'n'Roll, Code Monkeys, The Oblongs, Sons of Butcher, Pelle,... Oltre alle rotazioni musicali che alla fine non passavano brutta musica. Quello che proprio non riuscivo a seguire, neanche mi se mi sforzavo, era Deejay Chiama Italia. Mi mancheranno un po'.
24 novembre 2009
Sopra il livello normale di scazzatura
Avrei voglia di parlare di altro, di buttar fuori un po' di pensieri che mi passano per la testa, di tentare di descrivere questo periodo. Ma oggi ho superato di gran lunga il mio livello base di scatole che girano vorticosamente e non credo di esser capace di scrivere senza apparire completamente scazzata. Indi per cui rimando ad un momento migliore.
17 novembre 2009
E' così importante sentirsi parte di qualcosa?
Mi trovo a girovagare su facebook, prima di abbandonarmi alle braccia di Morfeo, cercando un po' di notizie su un paio di locali che sto frequentando ultimamente a Milano. Cliccando qui e là sulle pagine di proprietari/locali/DJs mi imbatto sulle amicizie in comune: Noise. Niente di strano visto che si tratta del Cicerone che mi ha mostrato questi locali. Ma poi penso che vive a Milano da un anno circa, io da quattro...
E continuo a sentirmi un fiocco di neve ad agosto.
E continuo a sentirmi un fiocco di neve ad agosto.
16 novembre 2009
Ci sono notti che decidi di non dormire
Ci sono notti che decidi che di non dormire...questa è stata una di quelle notti. Persa tra pensieri e canzoni di Gianna Nannini, sto tentando di star dietro a quello che sta cambiando in me e intorno a me, ma mi sento sempre in ritardo.
Tornata in vita
I ricordi non devono essere esteticamente belli, sono ricordi punto e basta.
E' stata la frase che ti ho detto dopo essere passata da scherzosa, a incazzata per poi essere scazzata e infine contenta. E' quello che credo, per me i ricordi non devono essere foto mirabolanti, anzi spesso i miei "ricordi" sono cose stupidissime quali un biglietto, uno scontrino, una frase. E' stata la serata del concerto di Gianna Nannini, qualcosa di fantastico, di elettrizzante, da rimanere senza voce. E' iniziato con Maledetto Ciao [Siamo spiriti, spiriti per una breve eternità] e già lì si cantava a squarcia gola. Poi un susseguirsi di canzoni ed emozioni, le più varie e io, quando non stavo con lo smartphone a registrare un video, stavo a braccia conserte ma non perché non provassi niente, invasa da quelle vibrazioni, da quelle parole, come quelle di Sogno [Ci sarà qualcosa nella vita per cui valga la pena], ma perché è la cosa più simile ad un abbraccio quanto ci si sente soli. E io in quei momenti, tra tutte quelle persone, mi sentivo stupidamente sola. Poi è arrivata Sei nell'anima [Sei nell'anima e lì ti lascio per sempre sospeso immobile fermo immagine un segno che non passa mai] e lì volevo morire. Mi sono catapultata senza paracadute nei ricordi di 3 anni fa, nei ricordi di Mattia perché quella canzone è un po' la canzone di Mattia, era quello che volevo dirgli e che allora non ho mai avuto il coraggio di farlo. Anche tu lo hai capito e hai fatto sentire che c'eri mentre io continuavo a cantare (stonata come sono, ma per fortuna lì si sentiva poco) parole che non ho mai voluto dire. Sì, quella canzone mi ha fatto morire. Da lì in poi ho sempre sentito che c'eri, mi sono detta No, non sono sola e mi sono sentita stupida di essermi sentita sola. Non ho fatto caso a quanto sia effettivamente durato il concerto, ma a mezzanotte passata stavamo alla stazione di Porta Venezia, direzione Mono. Lì il "teatrino" delle foto prese di forza, restituite da incazzata e riprese da scazzata. Hai detto che ci voleva qualcosa da bere per far pace, io in realtà non ero esattamente incazzata con te, ma mi aveva "dato fastidio" un po' il fatto che ti ostinassi a volere un motivazione che effettivamente lì per lì non avevo o quasi, sapevo che sarebbero finite a far parte di una sorta di scatola dei ricordi ma perché loro e non altro non c'era un motivo reale. Comunque una Menabrea in questi momenti è sempre buona, se poi diventano due è ancora meglio (e come hai detto anche tu, una terza ci sarebbe anche stata).
Mentre eravamo ancora in metro ti ho detto che ci sono mondi dove posso ancora parlare, anzi scrivere di tutto. Ho stuzzicato ulteriormente la tua curiosità, ti avevo già parlato di luoghi che le persone che mi conoscono nella vita reale non possono conoscere. Mi riferivo soprattutto a questo blog e so che parlando in quel modo non faccio che spingerti a voler sapere, rischiando di incuriosirti così tanto da portarti a cercare, lo so bene e da una parte ammetto che vorrei essere scoperta.
Ti ho parlato anche della Smemo del 2007, quella che nessuno ha mai letto e che nessuno deve mai leggere. E' il posto dove ho scritto in modo in cui neanche qui ci riuscirei, in un periodo strano (come ogni periodo della mia vita d'altronde). La prima volta che ci scrissi fu il 30 Luglio 2006, parte di quello che scrissi lo posso rendere prologo di questo blog:
Questo è mio! è la mia storia, è la mia vita (...) Sarà il mio ricordo, sarà le mie foto perché non voglio foto (...) resterebbe qualcosa di troppo nitido, mentre le foto di inchiostro sembreranno avvolte da una nebbia di sogni che smussa un po' tutto. (...)
Ma questo è mio! e probabilmente nessuno può capirlo...questo è mio! E' la mia vita, o meglio quello che rimane! Sono i miei pensieri in inchiostro, è l'inchiostro dei miei pensieri.
E'! Punti sospensivi, punto esclamativo, punto interrogativo e di nuovo esclamativo. Punto e basta.
E' stata la frase che ti ho detto dopo essere passata da scherzosa, a incazzata per poi essere scazzata e infine contenta. E' quello che credo, per me i ricordi non devono essere foto mirabolanti, anzi spesso i miei "ricordi" sono cose stupidissime quali un biglietto, uno scontrino, una frase. E' stata la serata del concerto di Gianna Nannini, qualcosa di fantastico, di elettrizzante, da rimanere senza voce. E' iniziato con Maledetto Ciao [Siamo spiriti, spiriti per una breve eternità] e già lì si cantava a squarcia gola. Poi un susseguirsi di canzoni ed emozioni, le più varie e io, quando non stavo con lo smartphone a registrare un video, stavo a braccia conserte ma non perché non provassi niente, invasa da quelle vibrazioni, da quelle parole, come quelle di Sogno [Ci sarà qualcosa nella vita per cui valga la pena], ma perché è la cosa più simile ad un abbraccio quanto ci si sente soli. E io in quei momenti, tra tutte quelle persone, mi sentivo stupidamente sola. Poi è arrivata Sei nell'anima [Sei nell'anima e lì ti lascio per sempre sospeso immobile fermo immagine un segno che non passa mai] e lì volevo morire. Mi sono catapultata senza paracadute nei ricordi di 3 anni fa, nei ricordi di Mattia perché quella canzone è un po' la canzone di Mattia, era quello che volevo dirgli e che allora non ho mai avuto il coraggio di farlo. Anche tu lo hai capito e hai fatto sentire che c'eri mentre io continuavo a cantare (stonata come sono, ma per fortuna lì si sentiva poco) parole che non ho mai voluto dire. Sì, quella canzone mi ha fatto morire. Da lì in poi ho sempre sentito che c'eri, mi sono detta No, non sono sola e mi sono sentita stupida di essermi sentita sola. Non ho fatto caso a quanto sia effettivamente durato il concerto, ma a mezzanotte passata stavamo alla stazione di Porta Venezia, direzione Mono. Lì il "teatrino" delle foto prese di forza, restituite da incazzata e riprese da scazzata. Hai detto che ci voleva qualcosa da bere per far pace, io in realtà non ero esattamente incazzata con te, ma mi aveva "dato fastidio" un po' il fatto che ti ostinassi a volere un motivazione che effettivamente lì per lì non avevo o quasi, sapevo che sarebbero finite a far parte di una sorta di scatola dei ricordi ma perché loro e non altro non c'era un motivo reale. Comunque una Menabrea in questi momenti è sempre buona, se poi diventano due è ancora meglio (e come hai detto anche tu, una terza ci sarebbe anche stata).
Mentre eravamo ancora in metro ti ho detto che ci sono mondi dove posso ancora parlare, anzi scrivere di tutto. Ho stuzzicato ulteriormente la tua curiosità, ti avevo già parlato di luoghi che le persone che mi conoscono nella vita reale non possono conoscere. Mi riferivo soprattutto a questo blog e so che parlando in quel modo non faccio che spingerti a voler sapere, rischiando di incuriosirti così tanto da portarti a cercare, lo so bene e da una parte ammetto che vorrei essere scoperta.
Ti ho parlato anche della Smemo del 2007, quella che nessuno ha mai letto e che nessuno deve mai leggere. E' il posto dove ho scritto in modo in cui neanche qui ci riuscirei, in un periodo strano (come ogni periodo della mia vita d'altronde). La prima volta che ci scrissi fu il 30 Luglio 2006, parte di quello che scrissi lo posso rendere prologo di questo blog:
Questo è mio! è la mia storia, è la mia vita (...) Sarà il mio ricordo, sarà le mie foto perché non voglio foto (...) resterebbe qualcosa di troppo nitido, mentre le foto di inchiostro sembreranno avvolte da una nebbia di sogni che smussa un po' tutto. (...)
Ma questo è mio! e probabilmente nessuno può capirlo...questo è mio! E' la mia vita, o meglio quello che rimane! Sono i miei pensieri in inchiostro, è l'inchiostro dei miei pensieri.
E'! Punti sospensivi, punto esclamativo, punto interrogativo e di nuovo esclamativo. Punto e basta.
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